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SRI LANKA: Urgentemente necessario il monitoraggio ONU dei diritti umani per rianimare le investigazioni criminali

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La Commissione Diritti Umani Asiatica supporta energicamente la richiesta di una missione di monitoraggio dei diritti umani da parte delle Nazioni Unite come misura per rianimare la capacità investigativa criminale ampiamente danneggiata del sistema poliziesco dello Sri Lanka.

Lo stato, come il sovrano, è obbligato a indagare tutti i crimini indipendentemente dal fatto che essi siano commessi da bande di criminali organizzati, terroristi o dalle stesse agenzie di stato. Questo obbligo implica il bisogno di un ramo investigativo criminale imparziale nel sistema di polizia che non sia stato corrotto o alterato dall’interferenza politica. C’è consenso nello Sri Lanka che la capacità del sistema di investigazione della polizia sia stato gravemente sminuito a causa dell’interferenza politica nei diversi anni e che la sua capacità interna per le investigazioni sia diventata estremamente limitata. Parlando di crimini organizzati, azioni di terroristi e anche azioni illegali dei militari e della polizia, il sistema di investigazione della polizia non ha dimostrato alcuna capacità di investigazione effettiva negli ultimi anni.

L’incapacità di assicurare efficaci investigazioni criminali è un fallimento fondamentale dello stato nell’assicurare sicurezza al suo popolo. Questa situazione deve essere sanata immediatamente. Un corpo di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite può assistere la rinascita di questo sistema e senza tale assistenza non c’è un modo in cui tale rinascita possa avvenire.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha ripetuto la sua richiesta per un monitoraggio dei diritti umani nella sua dichiarazione al Consiglio dei Diritti Umani nel 10 Dicembre 2007.

“Ero molto lieto di visitare lo Sri Lanka dal 9 al 13 Ottobre all’invito del Presidente Rajapakse e sono grato del vasto accesso che mi è stato dato dai rappresentanti del Governo, dai partiti politici e dai membri della società civile, inclusa la disturbata regione settentrionale di Jaffna. Rimpiango di non avere l’opportunità di incontrarmi con i rappresentanti del Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE), dato che mi sarebbe piaciuto rendere loro noto direttamente la mia profonda preoccupazione per le loro serie violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, incluso il reclutamento di bambini, il reclutamento forzato e il rapimento di adulti, e le uccisioni politiche.

Durante la mia visita, ho prestato particolare attenzione al tema dei rapimenti e delle sparizioni, che sono state segnalate in numero allarmante negli ultimi due anni. Mentre il Governo indicava numerose iniziative prese per gestire questi temi, deve ancora esserci una indagine adeguata o spiegazioni pubbliche credibili per l’ampia maggioranza di questi casi. Sono inoltre preoccupato per la tutela dei detenuti in base ai regolamenti d’emergenza, includendo i recenti arresti di massa a Colombo.

Con rammarico, varie istituzioni e meccanismi nazionali da cui ci si sarebbe aspettata la salvaguardia dei diritti umani hanno fallito nel fornire protezione adeguata. In particolare, la Commissione Diritti Umani dello Sri Lanka, che aveva precedentemente vantato una orgogliosa reputazione internazionale, ha visto compromessa la sua indipendenza dalle nomine irregolare dei suoi Commissari e la credibilità del suo operato ne ha sofferto.
Inoltre, nonostante le alte aspettative, la Commissione speciale d’inchiesta nominata dal Presidente più di un anno fa per indagare uccisioni di alto profilo e sparizioni non ha ancora completato uno dei suoi casi. Le Eminenti Persone invitate ad osservare la Commissione hanno espresso preoccupazione riguardo la sua conformità con gli standard internazionali.

In un contesto altamente polarizzato, dove le informazioni sui diritti umani sono facilmente manipolabili a scopo di propaganda, c’è necessità critica di un attore indipendente che raccolga informazioni e rapporti pubblici sullo stato dei diritti umani. Per questa ragione, io ho suggerito che il Governo beneficerebbe del supporto di una presenza del OHCHR (Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani) nel paese, con una pieno mandato che incorpori assistenza tecnica e segnalazioni pubbliche. Dalla mia visita, il mio Ufficio è entrato in discussione con le autorità dello Sri Lanka su possibili modelli che coinvolgano una presenza del OHCHR che lavori accanto alle strutture nazionali. Non abbiamo raggiunto un accordo su una formula per cui possano essere assicurati rapporti indipendenti, pubblici dall’OHCHR. L’OHCHR continuerà ad assistere le autorità nel rafforzare il sistema di diritti umani nazionale, ma questo non sarà sufficiente per raggiungere il livello di protezione minimo.”

L’arto fantasma nella protezione dei diritti umani

Un arto fantasma è la sensazione che un arto amputato o mancante sia ancora unito al corpo e si muova in armonia con altre parti del corpo. La dichiarazione del governo dello Sri Lanka che esso possiede meccanismi locali adeguati per gestire investigazioni sulle violazioni dei diritti umani riflette una mentalità simile. La recente dichiarazione di Mahinda Samarasinghe, il Ministro per la Gestione dei Disastri e per i Diritti Umani è la più recente espressione di questa mentalità. Dove sono questi meccanismi investigativi, uno potrebbe chiedersi, e la risposta non sarebbe diversa da quella che potrebbe venire da un amputato che sente come se il suo arto mancante esistesse ancora. Come l’arto mancante, un meccanismo di investigazione credibile semplicemente non esiste.

L’amputazione del meccanismo di investigazione per gli abusi dei diritti umani è stata attuata in un lungo periodo di tempo con le operazioni di regolazione delle emergenze, le leggi anti-terrorismo e il deliberato smantellamento delle istituzioni di base della pubblica amministrazione, incluse le istituzioni di amministrazione della giustizia. Le uccisioni su larga scala che vennero perpetrate nel 1971 e nel 1986, fino agli anni novanta nel sud, e le continue repressioni nel nord e nell’est dal 1978 ad oggi hanno richiesto che nessuna investigazione credibile potesse essere permessa in risposta alle accuse di abusi dei diritti umani perché questo causerebbe agitazione nei militari e avrebbe ripercussioni sulla stabilità del regime politico al comando. Le limitazioni imposte sulle indagini hanno naturalmente affetto il sistema del processo sotto il Dipartimento dell’Attorney General, a cui veniva spesso richiesto di cooperare nella copertura dei perpetratori e di garantire loro impunità. L’indipendenza del sistema giudiziario fu schiacciata sia dalla pressione del sistema presidenziale, sia attraverso limitazioni legali imposte da vari emendamenti costituzionali e leggi d’emergenza.

L’ex Giudice della Corte Suprema K.M.M.B. Kulatunga ricorda un tempo quando lo Sri Lanka aveva davvero una capacità investigativa criminale competente nella sua polizia, perfino per gestire crimini molto seri, come evidenziato in molti casi riportati nei nuovi rapporti di legge. Questi comprendevano casi politici come l’assassinio del Primo Ministro S.W.R.D. Bandaranaike e il tentato colpo si stato del 1962. Nonostante tutto, questo sistema subì serie interferenze così da facilitare il perpetrarsi di uccisioni illegali, scomparse e torture su larga scala attraverso la polizia, i militari e gruppi paramilitari. Oggi il sistema non ha la capacità neppure per investigare crimini ordinari, figuriamoci i crimini commessi con la connivenza delle autorità politiche per scopi militari. La situazione, prevalente e terribile, si manifesta attraverso la costante uccisione di persone arrestate in custodia alla polizia, palesemente quando loro provano a lanciare granate ai poliziotti mentre vengono portati a trovare oggetti nascosti. La falsificazione di informazioni allo scopo di giustificare crimini commessi da agenzie dello stato, che apparirebbe ad ogni persona ragionevole come pateticamente ridicola, è offerta nel nome dello stato sovrano dello Sri Lanka dagli agenti dello stato e dalle sue unità di propaganda.

L’arto fantasma dell’investigazione criminale nello Sri Lanka si manifesta quotidianamente in molte delle dichiarazioni che vengono da varie unità di propaganda come il Segretariato di Pace, Il Consolato di Ginevra, l’ufficio del Ministro per la Gestione dei Disastri e i Diritti Umani, il segretariato della Difesa e persino nel nome del Presidente stesso. L’affermazione dell’esistenza di una capacità di investigazione criminale competente e credibile è offerta sia come copertura per l’incapacità e mancanza di volontà per l’investigazione di abusi dei diritti umani, sia per contrattaccare qualsiasi richiesta per l’assistenza al governo dello Sri Lanka da parte della comunità internazionale attraverso il monitoraggio dei diritti umani da parte della Nazioni Unite. La mentalità dell’arto fantasma impedisce di trovare una reale soluzione ai reali problemi che rendono lo Sri Lanka uno dei posti più senza-legge nel mondo.

La Commissione Diritti Umani Asiatica negli scorsi dieci anni ha consistentemente indicato i modi per cui il sistema di giustizia criminale dello Sri Lanka sia diventato non funzionante (cortesemente vedere http://www.ahrchk.net/pub/ - Sri Lanka's Dysfunctional Criminal Justice System). Fino a quando la situazione rimarrà così, la vita rimarrà un incubo per tutti i civili del paese. A questo incubo è ora aggiunta la presa di mira di civili dal LTTE, dal governo così come da altri gruppi paramilitari che operano liberamente nel paese. Questo clima, naturalmente, è anche usato disonestamente dagli elementi criminali che provano a trarre profitto da questa situazione tramite tutti i tipi di crimine inclusi rapimenti per chiedere un riscatto.

Non è possibile proteggere le persone con un arto fantasma. Prima questa illusione viene demolita, meglio sarà per tutte le persone dello Sri Lanka.

Monitoraggio dei diritti umani e indipendenza dell’ordinamento giudiziario

Nella risposta del governo dello Sri Lanka al discorso dell’Alto Commissario c’era una insinuazione che tale monitoraggio avrebbe infranto la sovranità dello Sri Lanka ed in particolare l’indipendenza dell’ordinamento giudiziario. E’ assolutamente infondata la visione di un conflitto tra il supporto delle Nazioni Unite alle indagini sugli abusi dei diritti umani e l’indipendenza dell’ordinamento giudiziario. Il ramo giudiziario avrà tutti i poteri che attualmente possiede per la parte preliminare, il processo e le funzioni d’appello, così come altre funzioni riguardanti i diritti fondamentali e la produzione di sentenze. Il monitoraggio dei diritti umani si interessa a come le indagini sono attuate e non a come le corti conducono i loro affari nel rispetto delle leggi dello Sri Lanka. L’unico problema che i monitori dei diritti umani sottolineerebbero è la profonda assenza di tali indagini, che è prevalente al momento a causa di problemi all’interno del sistema di polizia. Con l’impegno in queste indagini la presente impasse può essere gestita e la polizia stessa beneficerà quando la probabilità dell’interferenza politica sarà rimossa. Quando i monitori dei diritti umani delle Nazioni Unite potranno gestire le limitazioni imposte sulla polizia dello Sri Lanka per ragioni politiche e non, gli stessi investigatori criminali competenti dello Sri Lanka saranno capaci di giocare il loro ruolo e riprendere il loro prestigio e la dignità perduti.

Perciò noi chiediamo ai cittadini dello Sri Lanka di avvalersi di questo invito fatto dall’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per gestire uno dei problemi di cui tutti i cittadini sono ben consci in termini di carenza del sistema di polizia dello Sri Lanka. Qui il paese ha un opportunità di affrontare i problemi che hanno causato difficoltà alla nazione ormai da molti decenni. Se la sezione investigativa criminale del paese verrà rianimata, sarà possibile per le persone gestire problemi così imponenti come la corruzione. Sconfiggere la corruzione non significa sconfiggere la sovranità ma affermarla. E’ abbastanza chiaro quello di cui sono preoccupati i portavoce contro il monitoraggio dei diritti umani non è la difesa della sovranità dello Sri Lanka ma la difesa di un cattivo sistema di polizia, dell’abuso di potere e della massiccia corruzione che prevale nel paese.

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